Intervento all’evento “L’arte come strumento di benessere”
Intervento della Vicepresidente G.P. Vecchi Giuliana Bulgarelli
“Oggi vorrei portarvi in un piccolo viaggio. Un viaggio che parte da una diagnosi difficile, quella della demenza a esordio precoce, ma che ci ha condotto in musei, mostre, parchi e soprattutto dentro a relazioni nuove, piene di senso.
Tutto è iniziato un po’ di tempo fa, da un progetto con la neurologia, rivolto a persone a cui è stata diagnosticata una forma di demenza prima dei 65 anni. Chi riceve questa diagnosi in età giovane non solo deve affrontare una malattia complessa, ma spesso è ancora nel pieno della vita: ha un lavoro, figli adolescenti, responsabilità, sogni in corso. E ha un’altissima consapevolezza di quello che sta perdendo. Molte di queste persone si chiudono in casa. Si deprimono. Si isolano. Anche i familiari si ritrovano a fare i conti con un quotidiano difficile da raccontare. Noi ci siamo chiesti: cosa possiamo fare, concretamente, per stare accanto a queste persone?
La risposta è arrivata ascoltandole. Abbiamo scelto di lavorare in piccolo, con gruppi ristretti, per creare legami veri, per far sentire le persone accolte, riconosciute. E abbiamo iniziato a progettare insieme a loro, e ai familiari, attività che tenessero insieme il quotidiano, il bello, la relazione.
Siamo partiti da cose semplici:
- camminate nei parchi,
- laboratori creativi nella nostra sede,
- attività culturali in luoghi “vivi”, aperti, belli.
E così è nato il nostro viaggio nei musei.
Cosa abbiamo fatto
Abbiamo visitato posti diversissimi:
- le fattorie ai musei del cibo (balsamico, salumi, formaggi),
- le mostre d’arte contemporanea alla Galleria Estense,
- il Museo della Figurina al Museo Civico,
- fino alla mostra Paradise Lost e Passaggi Paesaggi con il metodo della Rete dei Musei per l’Alzheimer, un approccio che si è dimostrato coinvolgente e accessibile.
Ogni visita non era una semplice “gita”, ma un momento costruito con cura:
- con guide formate,
- opere selezionate insieme,
- linguaggio semplice, evocativo,
- un filo conduttore emozionale: cosa mi ricorda? Ti piace? Che sensazione ti dà?
Perché non volevamo fornire informazioni. Volevamo accendere emozioni. E ci siamo riusciti.
Alcuni momenti speciali
In una visita alla sala degli strumenti musicali, al Museo Civico, una familiare ha portato il suo clarinetto. Ha iniziato a suonare. La musica ha riempito le sale. I partecipanti hanno sorriso, si sono emozionati. Altri visitatori si sono fermati ad ascoltare.
Un momento di vita vera, non previsto. Ma profondamente umano.
Oppure il Museo della Figurina, dove le guide si sono trasformate in personaggi storici, creando piccole scenette. Il gruppo rideva, si divertiva. Poi il museo è venuto da noi, con un laboratorio sulle figurine dei mestieri e degli hobby: un modo per raccontarsi, ricordare, inventare. E ancora: un progetto con le Palestre della Memoria, intitolato “Viaggio in Italia“, nato dalle vecchie insegne degli hotel italiani. Ognuno ha creato un itinerario del cuore, un viaggio desiderato.
Come ha funzionato
Una delle cose più belle è che il gruppo è cresciuto.
Le persone si aspettano. Si scrivono. E anche chi accompagna – familiari e volontari – torna a respirare.
Perché l’arte non guarisce, certo, ma accompagna. Fa emergere memorie, affetti, emozioni. Permette di stare insieme in modo nuovo, fuori dal ruolo di “malato” o “caregiver”.
Le loro parole
Ascoltate Simona, una delle partecipanti: “è stato un momento gioioso ed emozionante !! L’arte aiuta tanto, anche nei giorni successivi rimane il ricordo positivo delle emozioni e dello stare in compagnia !! Grazie di cuore”
Una accompagnatrice ci ha scritto: “Il nostro appuntamento con l’ arte, del giovedì mattina, è stata una parentesi di gioia e stupore ogni volta! Sarà che la vita spesso ti porta ad accantonare o a rimandare…spesso anche a dimenticare che la mente va nutrita, va stimolata, e va incuriosita e anche un po’ viziata, donandole momenti in cui si apre a nuove cose, a nuove esperienze, tralasciando per un po’ le tribolazioni quotidiane. Queste visite mi hanno fatto sentire come una scolaretta in gita, con quel gusto di andare insieme ai compagni, alla scoperta di angoli di mondo nuovi, diversi, a volte fiabeschi. Ecco come mi sono sentita…un po’ una bambina che scopre e si stupisce! Ed è bello sentirsi qualche volta ancora bambini…ed è bello stupirsi ancora di quanta bellezza ci sia da vedere e da scoprire. Ognuna di queste giornate è stato un dono❤”.
E poi c’è Antonella, volontaria: “Ogni volta che si è entrati in uno spazio d’arte con loro, qualcosa cambia. I loro sguardi si accendono, i silenzi si sciolgono. Davanti ad un quadro, un colore, una scultura, un vestito d’epoca, un gioiello antico, emergono ricordi, emozioni, parole che sembravano lontane e dimenticate. Non serve spiegare troppo: a volte basta un dettaglio – un colore preferito, una figura riconoscibile, un profumo particolare, un amacord – per attivare un sorriso o una frase che non sentivamo da tempo. L’arte non cura, ma accompagna. E noi volontari abbiamo il privilegio di stare accanto in quei momenti in cui la bellezza apre uno spiraglio nella nebbia della memoria. È un’esperienza delicata, profonda, che ci arricchisce ogni volta che finiamo una visita, che diventano poi piccole grandi storie di relazione e benessere da raccontarci negli incontri successivi.“
Perché funziona
Queste attività ci hanno confermato che, anche in presenza di una diagnosi difficile, è possibile costruire spazi di bellezza, relazione e dignità, dove stare bene, dove si ride, si cammina, si ascolta. L’arte e la cultura non sono un lusso: sono strumenti potenti per ritrovare sé stessi, per restare in contatto con gli altri. Perché portano fuori. Riattivano. Connettono. Tutte queste attività funzionano perché sono esperienze. Perché non sono fatte “per”, ma “insieme a”.
E dove, anche solo per un’ora, ci si può dimenticare della diagnosi. E ricordarsi di essere vivi.”
